Nella raccolta RSU, “sapere dove andare” è solo una parte della sfida: eseguire un servizio complesso in modo ripetibile, tra vincoli e imprevisti quotidiani, finestre orarie, ZTL, sensi unici, accessi in retromarcia, tratti in sequenza, deviazioni per cantieri o incidenti, sostituzioni dell’equipaggio, mezzi diversi sullo stesso giro, è l’altra parte.
In questo contesto, la tecnologia a bordo mezzo sta evolvendo da semplice localizzazione a strumento di governo del turno. La navigazione assistita di servizio diventa quindi una componente del processo: guida l’operatore, connette la centrale e rende il dato utilizzabile.
Un navigatore generalista ottimizza un tragitto tra due punti, al massimo può consentire di introdurre delle tappe. La raccolta, invece, è una lista di attività su tratti e punti di servizio, con priorità e regole specifiche: dalle sequenze obbligate, alle aree da evitare o percorribili solo con determinati mezzi, ai passaggi da eseguire solo in certe fasce, ecc.
Se l’operatore cambia o il giro varia, l’organizzazione deve mantenere lo stesso standard di esecuzione. Qui nasce il valore della navigazione assistita dedicata: guidare l’operatore lungo un percorso progettato e rendere governabile la variabilità del turno, anche quando cambiano equipaggi e contesto.
Per essere davvero utile, la navigazione assistita applicata alla raccolta dovrebbe:
È una differenza sostanziale: non solo “dove mi porta il navigatore”, ma “come eseguo il turno previsto”.
Uno dei benefici più immediati dell’adozione di un sistema di navigazione assistita verticalizzato è la riduzione del tempo di affiancamento degli operatori: in una fase storica in cui reperire personale formato è sempre più difficile, un sistema integrato con il giro consente a un nuovo autista di seguire istruzioni ordinate e puntuali, senza “imparare a memoria”.
Si riducono così gli errori tipici delle prime settimane, strade saltate, inversioni, ripassi, rientri correttivi, e le conseguenti segnalazioni di disservizio. Il know-how del territorio diventa così patrimonio dell’ente gestore, non del singolo, e l’operatore può concentrarsi su guida e sicurezza invece che sulla ricerca della prossima strada.
Se pensata come parte del processo, la navigazione assistita abilita una comunicazione più ordinata tra centrale operativa e mezzi/squadre. In molti contesti il coordinamento avviene ancora con telefonate o messaggi whatsapp, difficili da tracciare e da ricostruire anche ai fini ARERA, oltre che potenzialmente critici per la distrazione alla guida.
Lo strumento di navigazione a bordo può diventare il “gemello digitale” del progetto di servizio: aggiorna istruzioni e priorità, rende la gestione più dinamica, coinvolge l’operatore nella corretta esecuzione e produce dati di performance strutturati e oggettivi.
Le istruzioni vocali riducono inoltre la distrazione; quelle visive supportano l’operatore a mezzo fermo, soprattutto nelle situazioni eccezionali, ad esempio esposizioni sul retro di un abitato anziché fronte strada. Il punto non è informare di più, ma comunicare meglio: decisioni contestualizzate, coerenti con la pianificazione e registrate nella storia del servizio.

L’attenzione alla sicurezza su strada è in crescita, anche grazie a soluzioni come gli ADAS. Nella raccolta, però, esistono rischi che non si esauriscono nella dinamica di guida: fermate frequenti, manovre in aree ristrette, lavoro in condizioni meteo difficili e, talvolta, attività svolte con elevata autonomia sul territorio.
Anche qui la tecnologia a bordo mezzo può contribuire, non come “sorveglianza”, ma come presidio organizzativo, duty of care, ovvero dovere di tutela. Un esempio concreto è la gestione delle anomalie: mezzo fermo oltre soglia, deviazione non prevista, mancato avanzamento del giro.
Se il sistema genera allarmi configurabili verso la centrale, è possibile attivare procedure di contatto e verifica, escalation verso operativo, responsabile, reperibilità, e, se previsto, protocolli di intervento coerenti con le policy di sicurezza.
In un caso reale avvenuto nel 2025 presso un’utility italiana, un avviso di fermo prolungato ha consentito al team di centrale un intervento tempestivo che ha salvato la vita all’operativo colto da malore, trasformando un dato tecnico in tutela per l’equipaggio.
Quando la navigazione è integrata con turno ed eventi operativi, migliora anche la qualità dei dati. Perché avvenga non basta una traccia GPS, serve distinguere tra servizio e trasferimento e gestire l’eccezione. Se un tratto non viene effettuato, il sistema deve consentire di registrare una motivazione codificata, strada chiusa, mezzo in avaria, disposizione dell’ente, condizioni meteo, accesso impedito.
La consuntivazione così cambia: i “buchi” diventano spiegazioni verificabili e confrontabili, utili anche in caso di contestazioni e per motivare ad ARERA eventuali scostamenti di puntualità, causa gestore, causa utente o forza maggiore. La navigazione assistita non aggiunge “un report”, ma riduce l’incertezza alla fonte, perché pianificazione, esecuzione e consuntivo parlano lo stesso linguaggio.
L’introduzione della navigazione assistita non è un semplice aggiornamento tecnologico, ma un’evoluzione organizzativa. Se trattata come accessorio IT genera complessità, dati poco utilizzabili e resistenze; impostata come progetto operativo diventa strumento di controllo, miglioramento continuo e supporto agli operatori. Un approccio solido all’implementazione della navigazione assistita parte dall’individuazione di obiettivi misurabili, ad esempio riduzione tratti/obiettivi mancati, diminuzione tempi di affiancamento, gestione strutturata delle eccezioni, incremento dei livelli di sicurezza. Senza metriche esplicite la tecnologia produce dati, ma non valore. Fondamentale è anche il presidio del dato di base: stradario aggiornato, accessi correttamente mappati, vincoli e regole di zona.
Un’implementazione efficace prevede un pilota su giri rappresentativi, con feedback degli operatori; poi la formalizzazione di regole e codifiche, eccezioni, motivazioni standard, soglie di allarme e procedure di intervento, coinvolgendo responsabile operativo e RSPP. Serve anche chiarire ruoli e responsabilità: chi aggiorna il dato, chi valida le regole, chi gestisce gli allarmi. La formazione va progettata “sul turno”, non solo in aula.
Gli errori ricorrenti sono invece due.
Il primo è chiedere, al fornitore di tecnologia e software o in fase di stesura di bandi, “il GPS” in modo generico: senza obiettivi definiti e regole di consuntivazione condivise, si ottengono dati non confrontabili, facilmente contestabili e difficili da utilizzare in sede di audit o controllo contrattuale.
Il secondo errore è sottovalutare la governance del dato: senza un processo chiaro di aggiornamento e versionamento delle informazioni di base, la navigazione assistita perde progressivamente affidabilità.
Per evitarli è utile esplicitare requisiti minimi nella specifica tecnica o in gara, tra cui:
La differenza non sta nel dispositivo scelto, ma nel metodo con cui viene adottato e governato.
La navigazione assistita dedicata alla raccolta rifiuti è un’evoluzione tecnologica che va oltre l’orientamento. Migliora la continuità del servizio, perché stabilizza l’esecuzione anche con equipaggi variabili. Rafforza la sicurezza, perché intercetta anomalie e attiva procedure di supporto. Aumenta la qualità del dato, perché integra eccezioni e motivazioni nel flusso operativo.
Per i decisori tecnici e organizzativi, la domanda corretta non è se adottare il GPS, ma quali funzioni di navigazione di servizio servono per gestire turni, rischio e consuntivazione con lo stesso livello di controllo con cui oggi si governa la pianificazione.
Leggi l’articolo in versione pdf:
Articolo firmato da Alessandro Fedrizzi, Direttore Generale I&S, e pubblicato sulla Rivista GSA Igiene Urbana (n.1 – gen-mar 2026)
Leggi la versione digitale della rivista, visita l’Archivio online di GSA Igiene Urbana