di Pier Luigi Fedrizzi
Chi lavora sui sistemi informativi dei servizi a rete (acqua, energia, rifiuti) sa molto bene che, seppur le tecnologie cambino, alcuni ostacoli ideologici restano. Era il 2008 quando, durante una sessione del convegno MondoGIS, l’attenzione della platea veniva richiamata su un punto focale: il vero ostacolo al successo dei progetti tecnologici non era la mancanza di strumenti software, ma l’incapacità delle strutture organizzative di collaborare, condividere dati e assumersi responsabilità trasversali.
A distanza di quasi diciotto anni, nonostante l’avvento del cloud, dell’Intelligenza Artificiale e della rivoluzione digitale, ci ritroviamo a discutere delle medesime criticità.
Sembra che il settore sia intrappolato in un “loop” temporale dove la tecnologia progredisce a ritmi esponenziali, ma la cultura decisionale e collaborativa rimane ancorata a dinamiche di burocrazia difensiva e a compartimenti stagni. Il PNRR avrebbe dovuto essere il catalizzatore del cambiamento, ma rischia di diventare l’ennesima occasione per alimentare una burocrazia che guarda alla forma piuttosto che alla sostanza del risultato.
Il problema si genera quando, in seno alle Utility, la scelta di una piattaforma ERP o GIS non viene gestita come una decisione ingegneristica basata su requisiti funzionali e flussi operativi. Al contrario, diviene una scelta percepita come “di campo”, dove il marchio di software dominante diventa sinonimo di affidabilità a prescindere.
Si radica così un automatismo mentale pericoloso: se si parla di gestione aziendale complessa, la risposta deve essere BRAND X; se si parla di cartografia e reti, la risposta deve essere BRAND Y.
È un riflesso comprensibile: scegliere un leader di mercato può sembrare una forma di autotutela amministrativa, perché la decisione appare più facilmente difendibile. Ma è anche la quintessenza della burocrazia difensiva. Il punto, però, non è contrapporre grandi vendor e piccoli fornitori. Il punto è assicurarsi che il grande brand non sostituisca la verifica tecnica. Esistono soluzioni, anche sviluppate da PMI italiane ed europee, mature, affidabili e adottate da anni in organizzazioni identiche per dominio e necessità. Valutarle con criteri oggettivi è doveroso: riduce il rischio reale e aumenta l’aderenza ai processi.
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Articolo pubblicato sulla Rivista Servizi a Rete (n.1 – gen-feb 2026)
Disponibile anche sulle pagine online di serviziarete.it.